Barluzzi e la chiesa di san Lazzaro a Betania
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 25/25 del 4 aprile 2025, Sant’Isidoro
Barluzzi e la chiesa di san Lazzaro a Betania
Il Vangelo assegnato alla Messa del venerdì dopo la quarta domenica di Quaresima si riferisce alla resurrezione di Lazzaro. Pubblichiamo due testi legati a Betania e alla chiesa di san Lazzaro, costruita su progetto dell’arch. Antonio Barluzzi negli anni 1952-1953.
Chiesa di San Lazzaro, Betania. Scritti di Antonio Barluzzi
Entriamo nel Santuario. Il pavimento potrà essere al livello dei mosaici del VI sec. mezzo metro più alto del piazzale, sia per garantirsi dall’umidità che filtra dalla collina, sia per conservate, e se si vuole, anche restaurare e completare, il frammento del pannello centrale di mosaico circoli e losanghe con vaghi colori. Fin dal limitare lo sguardo abbraccia tutta l’estensione e l’altezza del tempio. La sobrietà delle linee e le proporzioni dei piedritti, delle arcate e delle volte a botte coi loro larghi cassettoni, conferiscono all’insieme l’aspetto grave e solenne di un mausoleo. L’apparecchio di pietre pomiciate grigiastre e la fascia musiva che lo sormonta e i tre quadri pure in mosaico che lo campeggiano sulle pareti, sollevano il tono generale e aggiungono decoro e preziosità alla severità dell’ambiente. Ma il vero e più notevole contrasto cui si è alluso da principio e che vuol mettere a fronte dell’idea della morte e della susseguente resurrezione, è fra il senso tombale del tempio e il respiro aereo, luminoso, gaudioso della cupola aperta in alto e scintillante nell’oro dei suoi quarantadue cassettoni, che, quale atmosfera ultraterrena, circonda le candide colombe in volo, e i gigli e le rose che ad esse si alternano nei riquadri di fondo, a significare il volo delle anime risorte, che hanno lasciato la prigione terrena per slanciarsi nel cielo. (…) L’occhio del fedele in definitiva alterna lo sguardo tra la zona inferiore che dice nella penombra la vita terrena e il suo termine nella morte e la cupola luminosa che dilata il cuore nell’idea della resurrezione. Conciliare armoniosamente i due sentimenti nell’anima umana è compito della grazia che conferisce la fede, come compito dell’architettura e dell’arte sacra, osiamo dire, sia quella di interpretare con le sue risorse tali sentimenti in modo che ne risulti un’estetica armonia, che sia immagine di quella spirituale.
Giovanna Franco Repellini, Antonio Barluzzi Architetto. in Terra Santa, Edizioni Terra Santa,. Milano 2013
Incontro Antonio Barluzzi in Terra Santa
Conoscevo per fama i vari artisti italiani che si sono prodigati con apporto quasi to-tale nel ripristino dei Santuari di Terra Santa in questi ultimi cinquant’anni: dal Barluzzi al Gambellotti, dal Biagetti al Mistruzzi, solo per citare qualche nome.
L’entusiasmo è salito al colmo quando nel luglio 1952, per mezzo dell’ amico comune Dalla Fiore, Vice Direttore del XXX Pellegrinaggio Nazionale diretto dai Paolini di Milano, ho avuto il piacere di conoscere personalmente l’architetto Barluzzi.
Betania: Tomba di Lazzaro. L’Architetto attendeva i pellegrini. L’incontro è stato con me cordiale e come di vecchia conoscenza. Mi è rimasta indimenticabile la sua modestia e semplicità, virtù degli uomini grandi. Pregato di farmi da « cicerone », in un primo momento voleva quasi schermirsi ma alle mie pressioni di voler sentire da lui illustrate le scoperte e il progetto di definitiva sistemazione, si è arreso e l’ho visto ridestarsi quasi da un sogno meditativo ed entusiasmarsi parlando di cose che lo toccavano nel punto più vivo della personalità umana: la creazione dei capolavori con la relativa estasi contemplativa.
Quando nel lontano 1917 il Barluzzi si presentò al Papa chiedendo di andare in Cina per cristianizzarvi l’arte, con sguardo lungimirante e quasi profetico Benedetto XV rispose: « La tua Cina sarà la Terra Santa, ove porterai un soffio nuovo di arte e di fede nell’adornare i luoghi più sacri della terra ».
E da quarant’anni circa vive da Terziario francescano nella Terra benedetta dal Signore « sposato con Madonna Arte », in una vita quotidiana sostanziata di preghiera, di sacramenti e di grazia, nella meditazione continua e profonda dei Misteri della Redenzione da cui, come tersi zampilli e come raggi infuocati, sprizzano a getto continuo e sempre freschi ed originali i grandi capolavori.
Alcuni sono stati già realizzati, altri sono in corso di realizzazione, altri in progetto. BASILICHE: Getsemani, Tabor, Visitazione. SANTUARI: Beatitudini. RESTAURI: Flagellazione, Calvario, Chiostro medioevale di Betlem. PROGETTI: Basilica dell’Annunziata a Nazareth, Pastori a Betlem, “Dominus Flevit” sull’Oliveto; e in corso di esecuzione la Basilica sulla Tomba di Lazzaro a Betania.
Un pregio inestimabile che lo costituisce artista vero, tale da avvicinarlo senza tema ai grandi, è lo studio e la conoscenza profonda dei soggetti che deve trattare, nonché il saper trovare la forma adeguata al soggetto fin nei minimi particolari, sobria, incisiva, valida per tutti i tempi e le età, immortale come la Rivelazione del Verbo di Dio. Ciò è da rilevare molto più ai nostri tempi, in cui si è pressocchè smarrita negli artisti la convergenza armonica tra sostanza e forma.
Altro pregio non comune del Barluzzi è quello di essere un ammiratore entusiasta di quanto si può trovare di antico attraverso le scoperte archeologiche, così numerose e così felici in questi ultimi tempi, confermanti la tradizione, che ha un’ importanza singolare in Palestina, tanto da far dire che anche le pietre parlano il linguaggio della fede rivelata. Ma il nostro artista ha la virtù non comune di sapere armonizzare con singolare genialità tutti i ritrovati archeologici con la personale creazione artistica moderna. Così a Betania nella nuova Basilica a fianco della Tomba di Lazzaro mi ha fatto ammirare il modo di conservare i resti della Basilica di S. Elena del IV secolo; i resti della Basilica Bizantina del VII se-colo e credo quelli della Basilica Crociata del sec. XII-XIII, basiliche costruite, distrutte e sovrapposte.
Alla stessa maniera mi faceva notare nella Basilica del Getsemani, la sua prediletta, la pianta dell’antica Basilica di S. Elena del IV secolo, ove è stata rinvenuta — nell’abside — la pietra sulla quale Nostro Signore, prostrato, passò le Tre Ore di Agonia.
Queste brevi e disadorne parole vadano come tributo di omaggio a chi mi ha lasciato, insieme a tanti altri, uno dei ricordi più cari della mia visita ai Luoghi Santi.
Can. Dr. Salvatore Scionti (Almanacco di Terra Santa 1954, pag. 6, Supplemento a “Eco di Terra Santa”, Milano).
